Questo è quello che la mia macchina fotografica vede dalla finestra al quattordicesimo piano del mio albergo.

Ancora questa aria.
Niente di nuovo ma NUOVA OGNI VOLTA.
Siamo in un nuovo anno, non è che poi io ci faccia tanto caso, ai numeri, alle fasi, ai periodi.
Forse perchè sono cosi dentro me stesso da non accorgermi che il tempo passa.
Tutto bene pero'.
Mi sono concentrato su cio' che c'è da fare.
Conosco questa città, conosco i sapori e i colori , conosco le strade , la gente.
Sono preda di pensieri sfuggenti, li rincorro con il fiatone senza pensare alle buche sull'asfalto, asfalto fatto da una miscela di sensazioni in via di estinzione.
La stagione invernale è solo all'inizio, dividero' un appartamento con un francese per i mondiali di Val d'isere.
Sono entrato in facebook, per circa una settimana, e ho scoperto quanto non mi piace.
Ho cancellato il mio account ed ogni traccia di me come farebbe un apache inseguito da centinaia di uomini bianchi.
C'era qualche cosa che non mi quadrava,
Clicca, aggiungi, acconsenti, iscriviti, aggiorna, troppe domande, tracce, odori e scie invadenti, al limite dell'impersonale.
Mi scopro autore di questo blog dopo una latitanza quasi forzata.
La realtà ha preso decisamente e finalmente il sopravvento sui pixel.
Non è una decisione facile, non sono capace di mezze misure, lo sono mai stato?
Non so venire qui di tanto in tanto, scrivere a momenti alterni, o tutto o niente, o ogni giorni o nessuna notte.
Quindi non so quanto ritornero' su queste pagine, che furono felice via di fuga.
Una scappatoia. ma solo virtuale, da quello che accadeva sulla pelle, conosco i miei istinti prima ancora di conoscere le mie razionali reazioni ad essi.
Casa mia è cosi lontana stasera, non le mura, ma chi ci sta dentro.
Ho gioia nel cuore da colorare un intero palazzo, felicità espressa in baci che accarezzano la pelle della persona che credo di amare.
Amore.
L'amore era sotto i miei occhi, cercavo chissa' dove una sistemazione calda ed accogliente per i miei pianti, ora ho dove depositare i miei sorrisi.
Il mio nome come lo sussurra lei quando mi chiede che ne so', di andare in cucina a prenderle un bicchiere di acqua, nella notte, il mo nome non lo pronuncia nessuno cosi.
Ritrovo pagine annerite dal tempo che passa, braccia che abbracci regalano e mani che stringono la vita, come a voler non lasciare scappare piu' nessun secondo di pace e alba e tramonto.
Forse si chiama felicità, o forse solo un periodo dei miei infiniti altalenanti periodi.


